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Achille Funi


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Achille Funi

( Ferrara 1890 - Appiano Gentile 1972 )

Painter

    Achille Funi

    Achille Funi frequenta la Scuola Municipale d’Arte Dosso Dossi di Ferrara dai 12 ai 15 anni. Nel 1906, si trasferisce a Milano per frequentare l’Accademia di Brera, dove si forma al seguito di Cesare Tallone. Ben presto, si lega a Carlo Carrà, Leonardo Dudreville e Antonio Sant’Elia.

    Inevitabilmente, entra a far parte del gruppo dei Futuristi, ma, come evidenzia anche Boccioni, riesce a mantenere sempre un forte contatto con la realtà tramite la presenza volumetrica della figura. Dopo aver esposto con il gruppo futurista Nuove Tendenze, si arruola come volontario durante la prima guerra mondiale.

    È poi tra i firmatari del manifesto Contro tutti i ritorni in pittura del 1920, ancora fortemente legato al concetto futurista dell’esaltazione del dinamismo e della modernità. Ma Achille Funi mantiene comunque quella salda plasticità che lo ha sempre contraddistinto, anche nelle composizioni simultanee e ritmate delle opere futuriste. Dunque, era già scritto che piano piano si sarebbe distanziato dall’Avanguardia per favorire un ritorno all’ordine tutto basato sulla rievocazione di schemi rinascimentali.

    Antonello Da Messina, Bellini e Raffaello entrano con sapienza nei dipinti di Funi, passando per il filtro dell’Ottocento purista. Nel 1922 avviene l’incontro con Margherita Sarfatti che dà avvio alla sua partecipazione al gruppo Sette Pittori del Novecento, con cui espone Terra e maternità alla Biennale di Venezia dello stesso anno.

    Nel 1923, con gli altri sette pittori espone alla Galleria Pesaro e l’anno seguente, invia alla Biennale L’architetto ChiattoneL’abbandonataGiovinetta e Una persona e due età, tutti dipinti caratterizzati da un forte richiamo al classico e da corporature solide e monumentali.

    Espone con il Novecento italiano nel 1926 e nel 1929, divenendo uno dei più canonici interpreti del ritorno all’ordine. La delicatissima Venere innamorata, insieme ad altri otto dipinti, compare alla Biennale del 1928, mentre a quella del 1930 invia La sibillaLa Venere latinaLa melanconia e Ritratto.

    È presente alla I Quadriennale romana del 1931 con dipinti quali Ragazze alla finestraNudoIl foro romano, tutte opere fortemente legate al mondo rinascimentale: le composizioni rispettano perfettamente la prospettiva, gli sfondi neri che ospitano misteriosi ritratti riportano ad Antonello da Messina e a Piero della Francesca, ma il tutto è riletto in una chiave profondamente moderna.

    A questi anni risalgono le prime esperienze di Funi come muralista, tanto che nel 1933 firma insieme a Sironi il Manifesto della pittura murale.  Nella Sala della Consulta del palazzo comunale di Ferrara, nel 1937, realizza il Mito di Ferrara, tratto da Ariosto: in questo potente ciclo rivivono le suggestioni dei pittori del Rinascimento ferrarese, come Cosmè Tura o Ercole De Roberti. Affresca poi il Cristo Re a Roma e nel 1945 ottiene la cattedra di pittura all’Accademia Carrara.

    Una grande mostra personale viene realizzata presso la Galleria del Milione a Milano nel 1937, in cui espone ottanta opere tra cui i cartoni per gli affreschi della chiesa di San Francesco a Tripoli. Alla Quadriennale del 1939 gli viene dedicata una sala personale in cui presenta Figura femminileAutoritrattoMia madreMio padre e ancora una vasta serie di cartoni per Tripoli.

    Negli ultimi anni, oltre a ai dipinti di figura e ai cicli murali, dedica attenzione alla pittura di paesaggio. Muore ad Appiano Gentile nel 1972.

    Elena Lago

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