(Castellammare di Stabia 1859 – Venezia 1941)
Portrait of Mrs. Simonotti (1922 c.)
Measures: cm 101 x 70
Technique: Oil on panel
signed lower right: “E. Tito”.
On the verso is the label of the 13th Venice Biennale, 1922, no. 946.
Exhibitions: Venice Biennale, 1922
Bibliography: Ettore Tito. Catalogo Ragionato delle opere, edited by A. Enrico, F.L. Maspes, Treviso 2020, n. 419, p. 359
Presentato da Ettore Tito alla Biennale di Venezia del 1922, il Ritratto della signora Simonotti figurava tra le quarantadue opere esposte nella sala numero 5, che ospitava la sua mostra personale. La protagonista del dipinto è la signora Vittoria Simonotti Manacorda: proveniente da una nobile famiglia dell’alessandrino, è stata moglie di Oreste Simonotti, imprenditore e dirigente della squadra del Casale e poi dell’Ambrosiana, con cui ha vissuto nella prestigiosa dimora settecentesca nella frazione di Villabella, nel territorio del Monferrato. La signora Simonotti, molto vicina a Gabriele D’Annunzio, è stata protagonista, negli anni venti e Trenta, dei salotti culturali tra Alessandria, Milano e il lago di Garda. Come sportiva, compare anche tra i partecipanti di diverse corse nel Circuito Automobilistico del Garda a Salò, alla guida di una Amilcar[1]. Inoltre, nell’Archivio Fotografico di Emilio Sommariva, si conservano diversi scatti di Vittoria Simonotti, sia in eleganti ritratti individuali, sia insieme al figlio Giorgio, futuro poeta (1915-1971). Queste fotografie, datate 1922-1927, ci offrono un prezioso confronto con il ritratto eseguito da Ettore Tito proprio all’Inizio degli anni Venti.
Il dipinto, inserito alla perfezione nelle evoluzioni stilistiche di cui è protagonista l’autore nel primo dopoguerra, si affida completamente alle qualità espressive di una pennellata svelta e dinamica, divisa tra i piccoli tasselli verticali e obliqui che descrivono lo sfondo e i filamenti allungati adottati per definire la figura. Un post-Impressionismo di giusto internazionale, che contribuisce a dare slancio alla vitalità muliebre della signora Simonotti e ad esaltarne la dimensione psicologica e i moti interiori. Questa fase pittorica si rispecchia precisamente nelle parole di Ugo Ojetti nel catalogo della personale di Tito alla Galleria Pesaro del 1919: «Perché Tito la sua realtà vuole e sa dominarla. La inventa, la taglia, la compone, la affina, la colora, la adatta alla propria indole e al proprio gusto che è sempre cosciente e sveglio. Conoscitore della forma umana e d’ogni guizzo e scorto dei suoi movimenti, disegnatore netto e vivo […], egli può permettersi il lusso di queste invenzioni e adattamenti e composizioni. Anzi il suo pennello ha in questi ultimi anni preso tratti e mosse veloci da matita, con colpi serrati e visibili che disegnano e insieme dipingono.»[2]
In questo ritratto, come in molti altri dello stesso periodo, Ettore Tito adotta un realismo sospeso e lirico, in cui la donna, studiata in tutte le sue sfaccettature psicologiche e naturalistiche, spicca per l’eleganza formale, per la posa spensierata e allo stesso tempo energica e per il tratto vivace e allungato della pennellata che esalta il gioco cromatico dei verdi. Come nei ritratti fotografici di Sommariva, la signora Simonotti appare raffinatissima nel suo caschetto dalla caratteristica scriminatura centrale e avvolta nel suo elegante abito a frange, nella piena attenzione delle tendenze della moda anni Venti.
[1]“Le vie d’Italia. Rivista mensile del Touring club italiano”, XXX, 1924, 1, p. 98.
[2] Ettore Tito, catalogo della mostra a cura di U. Ojetti (Milano, Galleria Pesaro, marzo 1919), Milano 1919.
Elena Lago



